Giuseppe Impastato (1948-1978):

Una voce contro la mafia

La storia di Giuseppe Impastato è un capitolo fondamentale per "Storicamente Malavita". Un esempio lampante di come un singolo individuo possa ribellarsi con coraggio contro il potere mafioso radicato nel proprio territorio. Il suo impegno e il suo sacrificio sono un monito potente e un faro per tutti coloro che credono nella giustizia e nella libertà.

Il coraggio di dire no a Cinisi

Giuseppe Impastato, detto Peppino, nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia legata a Cosa nostra.

I parenti erano mafiosi e il cognato del padre, Cesare Manzella, era il capomafia del paese, ucciso nel 1963 in un attentato con una Alfa Romeo Giulietta riempita di tritolo.

Il ragazzo ruppe presto i rapporti con il padre, che lo cacciò di casa.

Nel 1976 costituì il gruppo Musica e cultura, che svolgeva attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1977 fondò Radio Aut, radio libera autofinanziata,[4] con cui denunciò i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo di Gaetano Badalamenti (chiamato sarcasticamente «Tano Seduto»), successore del boss Cesare Manzella come capomafia locale.

Cesare Manzella era zio di Tano che aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'Aeroporto di Palermo-Punta Raisi.

Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica in cui Peppino derideva mafiosi e politici.

Nonostante le minacce e le continue pressioni della comunità locale, nel 1978 si candidò nella lista di “Democrazia Proletaria” alle elezioni comunali, ma non fece in tempo a sapere l'esito delle votazioni perché venne assassinato a campagna elettorale ancora in corso, la notte del 9 maggio, su commissione di Badalamenti, venendo rapito, colpito a morte o tramortito con un grosso sasso e adagiato sui binari della ferrovia, tentando di far apparire la sua morte come dovuta  a un suicidio, per distruggerne anche l'immagine

Il delitto, avvenuto in piena notte, passò inizialmente inosservato, poiché nella stessa giornata, una decina di ore dopo, venne ritrovato il corpo esanime di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse, in via M. Caetani a Roma

L'epitaffio inciso sulla tomba di Peppino a Cinisi recita così: "Rivoluzionario e militante comunista - Assassinato dalla mafia democristiana."

Radio AUT: l'arma della parola

Un aspetto meno noto ma cruciale della sua lotta fu la fondazione di Radio AUT. Da questa piccola emittente libera, Giuseppe e i suoi compagni denunciavano apertamente i mafiosi, in particolare il boss Gaetano Badalamenti, deridendoli e smascherando le loro attività. Radio AUT divenne un potente strumento di controinformazione e un megafono per la verità, raggiungendo cuori e menti in un'epoca di silenzio e omertà.

 

note:

🎬 1. I cento passi (2000)